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A che serve scrivere sui social se nessuno (ci) legge?

A che serve scrivere sui social se nessuno (ci) legge?

Navigando tra i blog, incappo in questo articolo “A che serve scrivere se nessuno (ci) legge?” di Domitilla Ferrari (leggi qui) e la frase che mi colpisce di più è “c’è differenza tra essere visibili e volerlo essere? “.

Da qui partono tutte le mie ricerche sui social e la loro influenza.

Oggi, nell’era in cui Facebook, Instagram, Pinterest, Twitter e quanto altro ci aiutano ad essere “qualcuno”, che peso hanno e vogliamo che abbiano realmente le informazioni che pubblichiamo?

Iniziamo col focalizzare l’attenzione su alcuni dati di fatto:

  • i social vivono in percentuale direttamente proporzionale alla vicinanza che hanno con i propri lettori/scrittori (Facebook è sicuramente uno dei casi che più lo dimostra);
  • ogni social nasce puntando su una particolare caratteristica (Instagram sull’immagine, Twitter sui messaggi brevi, etc.)
  • internet non è poi così irreale e lontano dalle nostre vite come qualcuno ancora si ostina a credere!
  • ormai informazione, pubblicità, acquisti e vendite si fanno attraverso i pc (non a caso, i dati ISTAT dimostrano che l’utilizzo di internet dagli italiani è tendenzialmente in aumento!)

La naturale conseguenza a tutto ciò è che, chiunque voglia avere eco, adegui il messaggio alle particolarità che il social offre. Quindi per capire che rilevanza vogliamo dare alle nostre informazioni, dobbiamo chiederci quale sia lo scopo del nostro messaggio.

L’aspetto fondamentale del social network è comunicare.

Torniamo alla domanda di base: a che serve scrivere se nessuno (ci) legge?

Se l’idea è aprire un profilo social col solo obiettivo di tenere un diario personale, molto probabilmente la strada intrapresa porterà ad avere tra i propri seguaci solo quei curiosi che hanno voglia di sapere i fatti altrui! Se invece si utilizza il social con un fine specifico, seguendo una tattica studiata a priori, sicuramente i benefici porteranno ad una vera e propria strategia di marketing a 360°.  Infatti, come possiamo leggere su the verge,  l’industria dei Media riconosce i retweet e i follower come marchi di merito, e l’effetto virale dei social media è affermazione finale di rilevanza. La comunicazione ormai è quasi totalmente basata sul passaparola, sulla pubblicità indotta, sulla curiosità che suscita un articolo: tanti più sono i suoi sostenitori, tanto più si darà credito allo stesso!

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Puntando sulla potenza dei social:

  • sono “a portata di mano” (è sufficiente avere uno smartphone per essere sempre connessi);
  • permettono di raggiungere target di qualsiasi età e di conseguenza, di qualsiasi reddito;
  • sono gratuiti;

Non bisogna dimenticare che se aprire un profilo social può essere semplice, senza una strategia, veicolare il messaggio può diventare inutile.

Sarà indispensabile perciò utilizzare le parole giuste, ottimizzare i testi, a volte farsi aiutare anche da dei professionisti del settore, per scrivere e diventare “qualcuno” ottimizzando sé stessi e ciò che si vuole comunicare, affinché il nostro io-social abbia un’identità riconoscibile che trasmetta quel contatto “reale” per creare quei legami a cui aspira la nascita di questi mezzi di comunicazione.

Stella Tripodi

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